DEBITO ECOLOGICO segnalato da: Nex

Il 6 Ottobre il mondo è entrato in debito ecologico, giornata in cui l’umanita’ va ‘in rosso’, avendo consumato tutte le risorse ambientali che il pianeta e’ in grado di produrre nell’anno in corso.
E’ quanto rendono noto i risultati del NEF (New Economics Foundation) e dal GFN (Global Footprint Network), rete internazionale che studia quanto i consumi umani della natura siano compatibili con la loro capacità di riprodursi.
Complessivamente, l’uomo consuma oggi l’equivalente delle risorse generate da 1,3 pianeti. In Italia i risultati di questo sovrasfruttamento sono particolarmente evidenti: abbiamo infatti un’impronta quasi doppia rispetto alla media mondiale. Se tutti gli abitanti della Terra avessero uno stile di vita e un livello dei consumo pari al nostro, servirebbero 2,3 pianeti per soddisfare i consumi della popolazione mondiale”.
Dati elaborati a livello internazionale mostrano che, a partire dalla metà degli anni ottanta, l’impronta ecologica dell’uomo ha cominciato ad essere maggiore delle risorse disponibili sulla Terra, causando l’incremento, anno dopo anno, del nostro debito ecologico.
Nel 1996 l’umanità utilizzava già il 15% in più delle risorse naturali disponibili annualmente sulla Terra, ed il giorno in cui cominciava ad accumularsi il debito ecologico cadeva in novembre. Quest’anno, il nostro debito ecologico è anticipato di circa un mese e il sovrasfruttamento delle risorse è pari al 30%.
Questo comportamento puo’ andare avanti per un breve periodo, ma alla lunga porta all’esaurimento delle risorse fondamentali su cui si basa la stessa economia umana ed all’accumulo dei rifiuti”. “I dati del Global Footprint Network – dichiara Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – dimostrano una volta di piu’ che l’umanita’ per progredire deve riconciliarsi con le ragioni degli ecosistemi e dei cicli naturali. Non ci potra’ essere vero sviluppo fino a quando il consumo di risorse, di materie prime, di energia rimarranno superiori alle possibilita’ del nostro Pianeta di rigenerarle”. “Una delle piu’ significative conseguenze del sovrasfruttamento globale delle risorse – aggiunge Della Seta – e’ il riscaldamento della terra, ma anche la riduzione dello stock di pesce nei mari, la deforestazione e la desertificazione dei suoli che stanno interessando tutto il mondo, sono indicativi del nostro crescente debito ecologico”

Una curiosità: su 93 paesi nei quali è stato calcolato l’impatto ambientale
(mettendo a confronto le condizioni di vita con la loro ''impronta ecologica'')
 Cuba è l’unico ad aver avuto un esito positivo. Forse un po’ per costrizione, a causa dell’embargo petrolifero, Cuba può vantarsi di un’impronta ecologica bassa rispetto allo stile di vita tenuto dai suoi cittadini. La mancanza di carburanti, materie prime, macchinari ha portato i cubani a consumare le risorse poco e bene. E nonostante le difficoltà il paese gode di un’istruzione accessibile a tutti, un sistema sanitario gratuito e un’alta aspettativa di vita alla nascita. Accanto a Cuba ai primi posti la ricerca posiziona altri Stati dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia. Praticamente i continenti dove tanti sono ancora i Paesi in via di sviluppo. La deduzione è immediata: sviluppo economico e sviluppo sostenibile fanno fatica ad andare di pari passo. Ed è così che agli ultimi posti troviamo i paesi industrializzati.

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