Oggi a como è morto un uomo.
Aveva 54 anni, da troppi viveva in strada.
L’ha ucciso il freddo, in pieno centro, davanti alla chiesa di San
Francesco, di fianco al tribunale; pochi metri dalla città murata,
roccaforte e insieme Vetrina di una città che è solo immagine.
L’ha ucciso la politica Comasca, l’ha ucciso chi un paio d’anni fa
aveva proposto una multa di 50€ a chi dormiva sulle panchine. Proposta
subito ritirata, quando questo personaggio, che è anche sindaco della
città, si è reso conto che chi dorme su una panchina è perché, forse,
non può permettersi di pagare multe.
L’hanno ucciso quelle stesse persone che hanno tagliato i fondi al
centro diurno Bassa Soglia, gestito dalla Lila, dove ormai sopravvive a
stento solo il dormitorio.
L’hanno ucciso quelli che “il dormitorio comunale aprirà solo la sera
del 21 novembre”, quelli che hanno fatto chiudere una moschea perché
“non a norma” e conseguentemente hanno costretto decine di uomini a
pregare sull’asfalto di un parcheggio, esposti a qualsiasi genere
d’intemperia. Tutto l’anno.
L’ha ucciso chi ha abbattuto la ticosa in fretta e furia per i propri
interessi elettorali, senza domandarsi che fine avrebbero fatto tutte
le persone che vi trovavano riparo.
L’hanno ucciso gli sciacalli che oggi, sulla Tv locale emittente di AN,
dicevano che d’altra parte sono solo una quindicina gli ITALIANI che
dormono per strada.
Oggi a como un uomo è stato ucciso dalla politica securitaria e perbenista.
E’ stato ucciso da una città sorda, cieca e bigotta.
A Como, come in qualsiasi altra città, sono decine, centinaia le PERSONE che vivono in queste condizioni.
Migranti con o senza permesso di soggiorno, costretti a vivere in
strada o nelle fabbriche abbandonate perché non possono permettersi
affitti da 500€ al mese.
Migranti senza permesso di soggiorno, che non possono neanche cercare assistitenza, sociale e medica, perché irregolari.
Perseguitati politici in nome di un legalismo che fa schifo, che se ne
fotte, che l’importante è l’immagine, che se li allontaniamo è meglio.
Occhio non vede cuore non duole. Quando il problema è troppo vicino,
quando qualcuno muore sotto la propria casa o quando si vede con i
propri occhi il disagio della gente, meglio nascondere. pulire.
estirpare.
Quel legalismo che porta a radere al suolo i campi Rom senza domandarsi che fine faranno centinaia di persone.
Quel buonismo che porta migliaia di italiani, perché è Natale, a fare
donazioni ai bambini poveri dell’Asia, gli stessi, forse, che vengono
sfruttati per costruire il regalino che si regalerà al proprio figlio.
Quelli che adottano un bambino in Africa che probabilmente morirà di
Aids perché le multinazionali farmaceutiche con cui si curano gli
occidentali non concedono i brevetti sui farmaci.
Quelli che poi sono in prima linea nella caccia all’immigrato, quelli
che strillano, s’indignano, quelli che “non sono razzista ma i negri
puzzano”. forse per questo motivo le adozioni a distanza.
Quelli che non si sognerebbero mai di aiutare un migrante sotto la propria abitazione, anche perché è CLANDESTINO.
Il legalismo che troppo spesso sconfina in razzismo, segregazione.
La soluzione è semplice: allontanare il problema, nasconderlo.
Dimostrazione lampante sono i Centri di Permanenza Temporanea e le espulsioni di massa.
Lo stesso disagio, lo stesso ribrezzo, per una volta, lo provoca anche
un italiano disoccupato e nullatenente. Per lui il carcere o la strada.
Quest’uomo, però, morendo così VISIBILE, così in CentroCittà, è come
se avesse rotto una vetrina. La sua IMMAGINE ha sfondato l’apparenza,
s’è insinuato nella vita dei comaschi che subito son corsi ai ripari,
subito a negare l’evidenza, a mistificare la realtà, a nascondersi
dietro le loro deboli sicurezze. “Per fortuna ce ne sono pochi, Como è
ricca, a Como certe cose non succedono. Quello che ho visto non è vero”.
UN CORDIALE FANCULO AD UN ALTRO NATALE.