La valle degli elfi è una comune(o
ecovillaggio) nata negli anni ’80 sugli appennini toscoemiliani tra
Pistoia e Bologna a quasi 1000m di altezza. Inizialmente è nata con
l’occupazione di case e ruderi abbandonati in mezzo ai boschi, che sono
poi stati risistemati.
Adesso ci sono una dozzina di villaggi di cui alcuni hanno raggiunto
degli accordi con la comunità montana con un affitto simbolico e altri
sono stati lasciati dai proprietari in quanto difficili da raggiungere
e stavano cadendo a pezzi.
In valle degli elfi si tende all’autosostenatamento alimentare, si vive
in armonia con la natura e al di fuori delle logiche capitalistiche.
Per quello che non si riesce a produrre e per i lavori di sistemazione
c’è una cassa comune derivante dalla vendita di pizze a varie
feste(rototom,…)
Vivono lì 150-200 persone più molte altre che vanno e vengono. Sono
aperti alle visite e a conoscere ed ospitare persone, basta che si vada
lì con spirito di scambio culturale e li si aiuti nei lavori quotidiani
e non con fare turistico.
Sono riusciti anche a costruire una scuola elementare riconosciuta con maestri interni, frequentata dai tanti bambini nati lì.
Hanno pannelli fotovoltaici per l’elettricità, sono collegati a delle fonti per l’acqua e usano stufe e forni a legno.
"La valle degli elfi" di Mario Cecchi
Altresì una microsocietà dove gli anziani trovano una loro naturale collocazione nel tramandare i saperi e rendendosi utili come possono, e i bambini non vengono manipolati fin dall’infanzia per le esigenze di una società competitiva e produttivistica, ma vengono rispettate le loro naturali inclinazioni ed i loro tempi di apprendimento, dando pari importanza allo sviluppo intellettuale e pratico. Nella creazione di un’altra economia si privilegia altresì il baratto, lo scambio o il dono, che non seguono leggi di mercato bensì il valore d’uso, quando l’affettività la relazione amicale non superano anche il rapporto dare-avere.
L’economia svolge una funzione minima in quanto ogni comunità tende verso la propria autonomia e autosufficienza o consumando prodotti provenienti da una zona vicina in modo da sprecare meno energia per il trasporto e poter esercitare un controllo sulle merci (filiera corta).
Poiché è importante sapere da dove viene il cibo, come è prodotto e perché, ed è dalla scelta consapevole si può orientare il mercato e la produzione verso un’etica di rispetto dell’ambiente e dei diritti umani (pensare globalmente,agire localmente). Per ridurre l’impatto ambientale è necessario eliminare lo spreco, ogni materia è fonte di energia e va utilizzata fino al limite del suo ciclo, mentre in questa società viene scartata come rifiuto e distrutta negli inceneritori, anche se valida, quando potrebbe essere data ai non abbienti o alle popolazioni del sud del mondo dove si muore ancora di fame.
Tante e tali sono le contraddizioni e le ipocrisie della società attuale che ormai ci vuole poco a riconoscere gli errori (viste le conseguenze) ma è difficile cambiare poiché il sistema politico-economico-militare delle multinazionali al potere è entrato ovunque con qualsiasi mezzo per scardinare o corrompere la vita sana e naturale delle comunità locali (o delle tribù primitive che auto organizzavano e si autogestivano in base alla loro cultura e ai bisogni interconnessi) ma, quando l’umanità nel suo insieme come coscienza collettiva avrà raggiunto la consapevolezza che non è possibile continuare così, poiché i cataclismi che la natura mette in atto ce lo faranno capire, allora, se saremo ancora in tempo, cambieremo il nostro stile di vita e non daremo più retta all’illusione del progresso e dello sviluppo illimitato. La natura e la pazienza hanno un limite. Un modo diverso di vivere è possibile anzi già esiste
“O Madre cosmica, Madre amata, tu permetti la nostra vita nel tuo corpo, grazie perché mi dai l’opportunità di essere qui, grazie perché mi alimenti , grazie perché mi proteggi” (2)
Mario Cecchi
(1) (2) Le citazioni sono tratte da” La donna dalla coda d’argento” di Herman Mamani Ed. Mondadori.
Fonte: Quaderni di Vita Bioregionale
Preso da
http://selvatici.noblogs.org/post/2007/08/24/elfi