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A GENOVA FACEVA CALDO >> di: Molotov
sputnik | 07 Novembre, 2007 22:09

 

genova 2001

A genova, in quei giorni, faceva caldo.         
Il luglio torrido della riviera ligure non dava scampo.

Migliaia di persone a cercare un po di refrigerio sotto gli idranti, compresi quelli della polizia in difesa della zona rossa.

In quei giorni faceva caldo.
Trecentomila voci a muovere l’aria con i propri slogan, le proprie urla, le proprie rivendicazioni, la propria energia.

A Genova faceva caldo.
Pelle che brucia dopo tante manganellate, o perché colpiti e soffocati da lacrimogeni lanciati ad altezza uomo come proiettili.
Un caldo asfissiante con tre o quattro agenti sopra la schiena.

Faceva caldo,
dopo una corsa estenuante sotto il sole cocente per sfuggire alla mattanza indiscriminata delle forze dell’ordine. Chi non corre patirà il caldo lo stesso sotto i colpi di qualche carabiniere troppo zelante.

Faceva davvero caldo.
Decine di auto rovesciate e date alle fiamme, barricate improvvisate per proteggere i cortei dalle cariche.
Bottiglie molotov incendiamo l’aria, come a cercare di fermare blindati e carri armati lanciati a tutta velocità.

A Genova faceva caldo.
Celerini lasciati cuocere per ore nelle camionette: drogati e tenuti a digiuno in attesa del proprio turno.
Per esasperare le menti, accrescere l’odio e la ferocia.
Celerini sudati in tuta nera che rincorrono ragazzi sudati a torso nudo.

A Genova faceva davvero troppo caldo, nelle canne delle pistole d’ordinanza fuori dalle fondine.
Decine di colpi sparati, in aria e ad altezza uomo.
Solo uno ha colpito il proprio bersaglio.
Faceva davvero caldo cadere sull’asfalto rovente.

A Genova ha fatto caldo, in questi sei anni, nelle aule dei tribunali.
Assoluzioni per le violenze di Stato e l’assassino.
Condanne esemplari per venticinque capri espiatori.
Duecentoventicinque anni in tutto da scontare nel caldo insopportabile di prigioni sempre più affollate.
Neanche una parola contro i mandanti politici della “più grande sospensione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra”.

A Genova deve tornare il vento liberatorio di quei giorni, fin dentro i palazzi.
Spazzare via il caldo opprimente che ogni giorno uccide, tortura, imprigiona, sottrae, esclude.
Spazzare via il caldo che si respira ogni giorno in Afghanistan e in Iraq, sulle montagne kurde e nella Palestina occupata, il caldo delle miniere e delle fonderie, il caldo che gli uomini respirano nei cpt o alla deriva nel mediterraneo.

 

Tutti a Genova il 17 Novembre. 

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