Da anni ormai assistiamo ad un progressivo distaccamento dei cittadini dalla politica istituzionale.
Grande responsabilità, per questo disinteresse che troppe volte trascende in disillusione, è da attribuire ai partiti politici: ormai il cittadino viene considerato solamente in occasione delle elezioni, con il risultato di una campagna elettorale perpetua sempre più svuotata di contenuti politici e considerata un’operazione di marketing.
Se i partiti moderati hanno smesso da tempo di ascoltare le vere esigenze della popolazione, di lavorare sul territorio e per il territorio, ora addirittura la sinistra considerata “estrema” sceglie sempre più spesso la via del compromesso. La scelta di allinearsi invece di cercare di proporre un’alternativa reale al dominio del mercato globale è da considerarsi la più grande sconfitta politica degli ultimi duecento anni.
Dalla parte opposta, il cittadino, preso in considerazione solo come mero strumento elettivo, è sempre più schifato dalla politica e, come vedremo in seguito, anche insoddisfatto della società in cui vive.
E’ necessario, però, analizzare dapprima i motivi per cui, nonostante uno scontento definibile generale, sia ormai tragicamente ridimensionato se non quasi assente il conflitto sociale.
Viviamo in una società sempre più schizofrenica; da un lato una considerevole diminuzione dei diritti e delle libertà, individuali e collettive: l’ennesima finanziaria di guerra (+11% di spesa per le missioni militari e la “sicurezza” ) che dimostra la continuità tra governi di destra e di “sinistra” ; sempre più precarietà nel lavoro (lavori atipici, a progetto, contratti semestrali, stage, morti bianche…) associata ad una crescente precarietà dalla vita (caroprezzi, affitti alle stelle, bollette…). Come se non bastasse si aggiungono le privatizzazioni del servizio pubblico (scuola, sanità, trasporti…), le grandi opere che non prendono in considerazione la sovranità delle popolazioni locali (tav, mose, ponte sullo stretto, per non parlare della base di Vicenza), senza dimenticare il grande cancro della mafia, della corruzione e del fascismo in doppiopetto.
Come mai il cittadino, che vive sulla propria pelle questo enorme disagio, non prende coscienza e prova a cambiare lo stato di cose?
Grande responsabilità nel distrarre il cittadino dai reali problemi va attribuita ai Media.
Giornali, riviste, radio e tv, salvo rare eccezioni, propinano omologazione culturale: i programmi tutti uguali, le mode, le veline e i calciatori, i reality per abituarsi al controllo sociale, l’enorme bombardamento pubblicitario, sembra che il valore di una persona si misuri in quanto consuma o in quanto somiglia agli stereotipi televisivi…
tutti aspirano a “fare il grande fratello per diventare famosi e poter andare a fare l’isola dei famosi”
A questa insulsa mediocrità si aggiungono, si susseguono e si accavallano le “emergenze quotidiane”, per distogliere il cittadino dai suoi problemi e disorientare in questo modo le lotte sociali.
“il clima”, “la droga”, “il terrorismo”, “I clandestini”, contenitori per un’indignazione sociale sfogata a rate e per questo controllabile, plagiabile e indirizzabile.
Il cittadino, represso e frustrato,che noi definiamo animale sociale alienato, sempre più spesso esterna questo suo malessere, trovando nella violenza personale o di gruppo, un’ incredibile valvola di sfogo. Gli omicidi immotivati tra vicini di casa, le mattanze tra le mura domestiche con i genitori che si ammazzano o ammazzano i propri figli o viceversa, il “bullismo” e le violenze di gruppo, le violenze sui minori o dei minori, gli stupri, fino ad arrivare ai vandalismi diffusi durante la festa per la vittoria dei mondiali sono sintomo di un malessere sociale latente, ma sempre più schizofrenico e incontrollabile.
La violenza gratuita, sempre più spesso accomunata a varie forme d’intolleranza, porta l’animale sociale ad azioni ben più gravi; le aggressioni verso donne, omosessuali, down, agli immigrati (siano essi regolari o irregolari) e in generale verso i più deboli, sono episodi allarmanti che vanno letti come parte di un’unico andamento.
In tutto questo contesto, a chi soffia sul fuoco della xenofobia, del razzismo, del sessismo (che molto spesso è dettato dall’ignoranza o da una paura “costruita” e indotta) viene dato sempre più spazio, nel mediocre teatrino del dibattito politico come nelle piazze.
E’ un grosso errore sottovalutare i roghi del campo nomadi di Opera, appiccati da animali sociali esasperati aizzati dall’estrema destra (lega, AN e neofascisti milanesi presenti e in prima linea quella sera), non considerare la morte di Dax come quella di Renato, accoltellato da due giovani neofascisti, ma liquidato dalla stampa come lite all’esterno di una discoteca a Ostia.
Non si può permettere a Forza Nuova d’interrompere (con l’appoggio o il tacito assenso della polizia, che non intervenne) con un corteo non autorizzato, il Gay Pride di Catania lo scorso Giugno (2006ndr), non si possono concedere alla Fiamma Tricolore, partito esplicitamente fascista, le piazze di Milano, Roma, Torino, Padova…
Come mai tanta indignazione per emergenze giornaliere e non una parola di condanna per leggi sempre più liberticide e avvenimenti allarmanti come quelli sopra descritti?
Crediamo che come la società cerchi d’incanalare l’attenzione dei propri cittadini verso spauracchi sociali, a noi tocchi il compito di indirizzare le lotte contro ciò che viene così minuziosamente nascosto agli occhi del cittadino comune.
La violenza, a prima vista immotivata, è sintomo di un’insofferenza che va percepita e resa consapevole.
Questo succede in modo sempre più insistente nelle lotte popolari, prime tra tutte quella in val di susa,che vedono affiancati giovani dei centri sociali a intere famiglie che lottano insieme per far valere i propri diritti e devono fare i conti con la violenza organizzata dello stato e della polizia.
La radicalità e la capillarità delle lotte sono a nostro avviso l’unico strumento per porre fine alla violenza incontrollabile e inconsapevole che alberga nel cittadino e far si che la propria rabbia possa essere così indirizzata verso le vere cause del malessere sociale. l’unico modo per porre rimedio ad una situazione che rischia davvero di esplodere in tutta la sua forza distruttrice.