SCANDALIZZARE LA CULTURA DELL’APPARENZA di: kurohata

Questo è un messaggio di odio e di disprezzo.
Questo è un messaggio fortemente e volutamente provocatorio e scandaloso.

 


Palestre, fitness, vestiti firmati, macchine lussuose, vetrine ben allestite, città “pulite ed ordinate” sono solo alcuni aspetti di ciò che si può definire come “cultura dell’apparenza”, concetto intrinsecamente unito a quello di “potere” e di “mantenimento dell’ordine costituito”.
La cultura dell’apparenza è uno schema mentale, generato indefiniti secoli fa, per gestire psicologicamente i sudditi di un qualsiasi stato, uniformandoli ad un “modello medio ed unico” di vita, costruendo uno stile, dei bisogni e degli standard per soddisfarli, bollando come “eversivo” o “scandaloso” qualsiasi altro comportamento che uscisse, anche soltanto di poco, dallo schema infuso.
Oggi questo meccanismo si è estremamente potenziato, grazie all’indispensabile aiuto dei mass-media, vero organo di inconscio controllo mentale. Questa tesi non è di certo nuova nella storia del pensiero: già agli inizi dell’epoca della massificazione dell’informazione (e quindi dell’allargamento su scala globale di un “modello medio ed unico di vita”) filosofi ed artisti (come Horkeimer ed Adorno in Germania e de Bord in Francia) avvertivano l’inganno e tentavano di generare ribrezzo per questo tipo di “cultura”.
Nella contemporaneità più recente, con la nascita dei Reality Show, ed in particolare del più famoso, “Il Grande Fratello”, nome significativamente IDENTICO al sistema di controllo sociale “inventato” da George Orwell nel romanzo 1984, la cultura dell’apparenza sembra aver trionfato o comunque essere molto vicina all’obiettivo: omologazione mentale e sudditanza desideriale.
Tutti si preoccupano di assecondare sogni, speranze indotte, tralasciando ciò che in realtà è più importante per ciascun individuo. La spersonalizzazione più alienante, che riduce l’uomo da essere potenzialmente teso all’infinito a consumatore inconsapevole di niente.
Il punto di forza di questa cultura è la creazione di una fittizia soddisfazione in ciò che si sta facendo, vissuta, però, come reale dall’individuo. Si prova compiacimento nel realizzare ciò che altri hanno imposto su di noi, mentre si rifiuta come inumano ciò che ci rende veramente esseri pensanti ed emotivi: l’autogestione del proprio Io e della propria vita. Si è convinti di non essere capaci, di essere “minorenni”, quindi si giustifica un’intrusione pressoché totale del potere.
L’obiettivo di questa cultura è creare cittadini stereotipi, macchiette di se stessi, dimentichi, immemori della loro essenza, dei loro fondamentali, dei loro esistenziali e profondamente qualunquisti.
Il problema principale per questo tipo di “sudditi-automi” deve essere che vestito indossare, che macchina comprare, che taglio di capelli avere, quale rasoio usare per essere accettatati, per apparire conformi ed il più possibile accettabili dagli altri “sudditi-automi”.
Ogni singolo istante della loro non-vita è scandito dall’apparenza, dalla vuotezza, dalla pura formalità: si è tanto più accettati quanto si può essere guardati.
La vista, l’occhio è l’organo più importante.
Cuore e cervello possono tranquillamente riposare, altri penseranno a riempirli di nulla.
Ciò che va alimentato contro questa non-cultura è lo “Scandalo”, l’azione disturbante, il neo su una pelle bianca. L’obiettivo è smuovere le coscienza addormentate (quando non è già troppo tardi e in questo caso l’individuo è irrecuperabile), destarle dal torpore, dalla pigrizia desideriale in cui sono state progettualmente e sistematicamente gettate.
Per creare lo scandalo esistono modi vari e molto differenti tra loro; tutto può andar bene, ciò che conta è che vada realmente a colpire i simboli e oggetti della cultura dell’apparenza (di altro, infatti, non è fatta: non ha nulla di profondamente concettuale).
Fattori indipendente, ma che può possono essere d’aiuto, sono le stesse forzature, le smagliature, i bugs che il sistema stesso crea: dei fatti “scandalosi” (come ad esempio la vicenda Rumesh qui a Como) non voluti, non programmati, ma potenzialmente destabilizzanti.
Naturalmente il fatto puro non è sufficiente, senza che qualcuno lo alimenti, senza qualcuno che getti  altra benzina sul fuoco, che continui a farlo e magari ne provochi altri.
Provocare una reazione a catena, o inizialmente anche scandali a macchia di leopardo, partendo da un errore di questo tipo di cultura, è un modo, ma troppo casuale ed indeterminato.
Altro metodo è progettare, creare, organizzare, diffondere scandali, utilizzando anche il mezzo principale di propaganda del nemico: la potenza dei media.
Qual è l’atto più irriverente, più indignante, più scapestrato che non colpire e distruggere simboli ed oggetti di questa non cultura?
Cosa c’è di più irritante per un “suddito-automa” veder bruciare una macchina, vedere una vetrina che esplode, veder fatto a pezzi un complesso commerciale?
La distruzione fisica dei simboli è lo scandalo più eccessivo che si possa compiere, la miccia per accendere qualsiasi coscienza, in un senso di accettazione o totale rifiuto. E’ l’atto liberatorio estremo per l’individuo.
E’ anche il metodo più efficace per sconfiggere una cultura che non è altro che una somma di oggetti accumulati od accumulabili, mostrati da altri come vera realizzazione di sé. Distrutti questi oggetti, cadrebbe quella infusa sicurezza. Nietzschianamente si verificherebbe una nuova morte di Dio e una svelatura della morale dominante come finzione.
I desideri imposti, fino ad allora percepiti come reali, verrebbero a mostrare la loro vera natura: mostri disumanizzanti ed alienanti, mentre ci sarebbe una possibilità di ricreare l’Umano sulle loro macerie.
Naturalmente riprodurre e diffondere questo scandalo, che comunque resta il più efficace, necessita di una capillarizzazione di strumenti culturali che ne permettano l’accettazione negli individui con coscienze più intorpidite di altri.
Per coloro che hanno raggiunto la morte cerebrale, perché troppo istupiditi, non c’è e non ci sarà più nulla da fare.
La cultura dell’apparenza sta trionfando e, prima che sia davvero troppo tardi, prima che gli individui penanti diventino veramente la minoranza delle minoranze, è necessario creare, organizzare, riprodurre e diffondere lo Scandalo.

 

Kurohata

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4 Responses to SCANDALIZZARE LA CULTURA DELL’APPARENZA di: kurohata

  1. tencia says:

    “E’ necessario creare, organizzare, riprodurre e diffondere lo Scandalo.” (anche con l’aiuto dei media) -da Kurohata- . Sembra la mission di Novella 2000 !

    La tua liberazione consiste nel manifestare l’odio verso l’oggetto, il che ha molto dello sfogo isterico, per trasferire il tuo fastidio a quelli che tu chiami sudditi-automi ! Genereresti sì una reazione a catena, ma se per liberarti del tuo mal di stomaco vomiti sul mondo ti restituirà un’aria irrespirabile. Ancora alla distruzione delle cose stiamo a pensare? Altre cose sono da creare, dinnanzi all’alternativa chi vorrà sceglierà bene.

    Non resisto al fare una critica alla critica: le teorie progrediscono in questo modo.
    Innanzitutto eviterei di definire molte delle riflessioni in questione provocatorie: essendo le azioni qui proposte fatte in passato si è già documentata una reazione. Nel caso per esempio dei situazionisti ( per indicare quelli che forse sono i primi a intuire e porre in critica lo sviluppo del sistema televisivo e consumistico) in principio si vide una certa seppur circoscritta partecipazione popolare alla causa , che poi andò ammalandosi letalmente impestata dagli invasati. Le persone vanno raggiunte ! Vogliamo ancora far loro vedere in televisione quelli che tu chiami scandali e che saranno falsificati dai tg ? Dallo tu materiale allo spettacolo , io no!
    Inoltre : quale scandalo si può mai suscitare bruciando una macchina (di quale tipo poi, una panda o una mercedes?) , facendo esplodere una vetrina , distruggendo un centro commerciale? Gli esiti inutili di queste provocazioni sono già stati verificati e non hanno distrutto che lo strato superficiale lasciando intatta la sostanza: il fascino dell’apparenza è sensibile, lanciare sassi sulle finestre della facciata solo impegna poco tempo all’operaio che su ordine la ricostruisce, perchè sarà lui a ricostruirla come la macchina e il centro commerciale. E magari si da pure da guadagnare a qualche compagnia di assicurazioni. Questi comunque non sono simboli ma segni. I simboli sono ora quasi irraggiungibili e non possono essere distrutti materialmente, i segni sono quelle manifestazioni fisiche che vediamo tutti i giorni e che caricano di veridicità ciò che i simboli rappresentano ( x ). I simboli sono dentro di noi. Alcuni san capirli altri no.

    Non appena si è insegnato al popolo a leggere la scrittura ( guardacaso anche per televisione) consentendo quindi l’accesso all’informazione, si è insediato nelle case di ognuno il monologo iconico-verbale retorico , sottoforma di innovazione tecnica. Questo metodo comunicativo è muto più della scrittura e della raffigurazione: nessuna di queste cose se l’interroghi ti risponde, invero ciò che la televisione comunica non stimola nemmeno a interrogare.
    Problemi di questo genere furono posti in questione già ai tempi di Platone, quando lo stesso sottolineava l’esistenza di un’ argomentazione unica nella scrittura come nel dipinto. Il dialogo sarebbe dunque secondo lui l’unico metodo per far sì che lo scambio di opinioni arricchisca gli interessati. Oggi è possibile ad un numero esteso di persone sottoporre e ricever critica ai propri scritti, come sta avvenendo ora. Internet ha un potenziale tale da poter costituire la morte della televisione; la nostra generazione penso si renda conto di quante possibilità offre la rete e di quanto sia libera rispetto alla tv, che non ha bisogno d’altro che di essere accesa.
    Internet è la ricerca virtuale che accompagna la Ricerca reale.

    Ingannare l’uomo è da sempre dimostrazione di astuzia, come racconta l’aneddoto della gara tra Zeusi e Parrasio (1). Adesso è troppo facile quindi c’è chi si cimenta nel cercare di ingannare le macchine.

    Retorica verbale (quella di cui fanno uso politici e chiunque voglia persuadere ) e racconti retorici , come le pubblicità e i programmi tv , ingannano il povero osservatore ignaro e miope dinnanzi a quelle che paiono belle immagini e belle parole. Ora, suppongo che per difendersi dalla retorica esistano almeno due modi : uno è la conoscenza e l’altro l’esperienza vissuta. La coesistenza dei fattori che si rafforzano l’un l’altro non ha bisogno di mura. La conoscenza consiste in ciò: dal momento in cui io so perchè una pubblicità x è fatta in un certo modo ( simbologia dei colori, forma della scrittura nei manifesti o forma verbale nelle pubblicità tv, figure simboliche ) ne sono immune, potrei deriderla e pensare a come saprei convincermi meglio di così. Non saper leggere le immagini è come non saper leggere la scrittura. Sarà altresì difficile per il mondo dello spettacolo convincermi A- che sia vero B-che, dato che lui mi è superiore, io mi debba sforzare di raggiunger le sue alte vette.
    Mentre mi rendo conto di tutto ciò sciolgo le catene, do le spalle alle ombre, scavalco il muro, oltrepasso le cose e vedo il mondo illuminato dal sole ! Questa è l’esperienza, l’esplorazione del mondo vero insieme di cose e di fatti !
    Il mito della caverna di Platone (2) non è certo stato scritto per parlar di ciò di cui stiamo parlando, ma le stesse sue parole hanno un nuovo senso. Gli uomini han reso comode le catene, affrescato il muro di bei dipinti, “illuminato ” le ombre.
    Nello schermo si guarda senza capire perchè da capire non c’è nulla, il lavoratore sfruttato dinnanzi a questo catalizzatore non può che far riposare i pensieri di cui non è padrone. Si parlò di liberazione dal lavoro ma si capisce che la tendenza è la liberazione dalla natura.

    Il problema del capire la comunicazione iconica si estende anche a quella verbale, sia a causa della retorica sia per il fatto che molti termini sono utilizzati nella comunicazione in questo o quell’altro senso, così che capire poi il significato di una parola diventa una questione così soggettiva da vanificare la comunicazione stessa.
    Ci terrei a questo punto a sottolineare le due facce della medaglia sulle quali s’incide la parola apparenza, questa a mio parere può essere intesa almeno in due sensi: li definirei uno nietzschiano e l’ altro debordiano. Il primo indica la bellezza dell’apparenza come insieme di forme e suoni ai quali bisogna credere per amare la vita: ” Ci siamo organizzati un mondo in cui poter vivere: con l’ammettere corpi, linee, superfici, cause ed effetti, movimento e quiete, forma e contenuto; senza questi articoli di fede nessuno , oggi, sopporterebbe la vita! ” ( Nietzsche). Apparenza è tutto ciò che percepiamo nella piccola porzione di realtà umana. Ciò non ha nulla di negativo, non è un’illusione per vivere meglio bensì per vivere! E la vita è aldilà del bene e del male. Diversamente la concezione debordiana di apparenza è il culmine di un processo storico-culturale il quale si può sintetizzare così :
    —ESSERE—> AVERE—-> APPARIRE.
    Per apparire non è indispensabile avere nè tantomeno essere; non è altresì necessario vivere : “lo spettacolo è l’affermazione dell’apparenza e l’affermazione di ogni vita umana come semplice apparenza.” (Guy Debord, ).
    L’apparenza nizchiana è significante, quella debordiana è tautologica.

    “La cultura dell’apparenza è uno schema mentale, generato indefiniti secoli fa, per gestire psicologicamente i sudditi di un qualsiasi stato, uniformandoli ad un “modello medio ed unico” di vita, costruendo uno stile, dei bisogni e degli standard per soddisfarli, bollando come “eversivo” o “scandaloso” qualsiasi altro comportamento che uscisse, anche soltanto di poco, dallo schema infuso.” (Kurohata)

    Lo “schema infuso” non è altro che lo scheletro del movimento autonomo del non-vivente sul quale s’attaccano muscoli non allenati.
    La cultura dell’apparenza non si è genereta indefiniti secoli fa, piuttosto sta essa stessa all’origine di percezioni che fanno parte della natura umana : l’adorazione dell’apparenza ci appartiene ( s’intenda il “ci” non solo come i tutti ma anche come il tutto) tanto che è la verità a sfuggirci. Non è il caso qui di discutere se sia giusto o meno poichè stiamo immaginando la natura e questa è aldilà del giudicabile, porrei invece l’accento sulla fastidiosa superficialità di contenuto dello scritto in questione. Il modello medio ed unico di vita non esiste : ora come mai in passato i modelli di vita proposti sono così tanti che l’uno non può non riconoscersi in almeno uno di questi. I vari modelli hanno la funzione di dividere. Se davvero ci fosse un unico modello allora le persone dovrebbero sentirsi unite ! Invece così non è anche perchè sono separate innanzitutto dalla loro originalità. Sintetizzando al massimo si potrebbe intuire uno scontro tra chi non ha altro bisogno che vivere ( con tutto ciò che comporta ) e chi ha il bisogno di accumulare estensioni di sè, invedendo violentemente lo spazio altrui, fisico e non. La televisione è l’invasore dall’esercito invisibile, è l’aereo che sgancia bombe da sopra le nuvole, è il trionfo delle distanze che dice di eliminare. Non analizzo qui in modo approfondito quelli che sono i sistemi consumistici e televisivi poichè altri l’hanno fatto in modo tanto eccellente da indurmi più che a scriverne a segnalare queste fonti :”La societè du spectacle” (La società dello spettacolo, 1967)) di Guy Debord tradotto da Salvadori per la Baldini è un testo che dovrebbero leggere tutti, perciò chi fosse interessato lo faccia presente e io provvederò a fornire il Pdf completo. Stesso discorso per il documentario che porta il medesimo nome (in francese con i sottotili in italiano, 1973), reperibile su e-mule ( per chi non riuscisse ad averlo metto a disposizione anche quello). Spero che lo scrittore dia un’occhiata queste fonti poichè mi pare chiaro che sa poco di cosa scrive. Il discorso è interessante dove andremo a parare?

    – RICERCARE – CREARE ALTERNATIVE – OLTREPASSARE LE FEDI – DIFENDERSI DALLA RETORICA – SUPERARE LE CERTEZZE – SVELARE –

    Tencia

    (l ) L’episodio, riferito da Plinio, di Parrasio che inganna Zeusi, il quale aveva dipinto dell’uva in modo così verosimile che gli uccelli erano venuti a beccarla. Parrasio invitò il rivale nel suo studio per mostrargli a sua volta l’opera da lui compiuta e quando Zeusi tentò con gesto impaziente di sollevare il drappo che copriva il quadro si accorse che non era un drappo vero ma dipinto.
    Non gli rimase quindi che riconoscere la vittoria di Parrasio che aveva saputo ingannare non solo degli uccelli, che non hanno la ragione, ma l’ uomo.
    (2) Platone (per bocca di Socrate) immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l’ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte e l’eco delle voci, che scambiano per la realtà. Se un uomo incatenato potesse finalmente liberarsi dalle catene potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell’esistenza degli uomini sopra il muricciolo di cui prima intendeva solo le ombre. In un primo momento, l’uomo liberato, verrebbe abbagliato dalla luce, la visione delle cose sotto la luce lo spiazzerebbe in forza dell’abitudine alle ombre maturata durante gli anni, ma avrebbe comunque il dovere di mettere al corrente i compagni incatenati. I compagni, in un primo momento, riderebbero di lui, ma l’uomo liberato non può ormai tornare indietro e concepire il mondo come prima, limitandosi alla sola comprensione delle ombre.
    Nel mito della caverna la luce del fuoco rappresenta la conoscenza, gli uomini sul muricciolo le cose come realmente sono (la verità), mentre la loro ombra rappresenta l’interpretazione sensibile delle cose stesse (l’opinione). Gli uomini incatenati rappresentano la condizione naturale di ogni individuo, condannato a percepire l’ombra sensibile (l’opinione) dei concetti universali (la verità), ma Platone insegna come l’amore per la conoscenza (la filosofia stessa) possa portare l’uomo a liberarsi delle gabbie incerte dell’esperienza comune e raggiungere una comprensione reale e autentica del mondo.

  2. Kurohata says:

    Grazie mille, Nibbio.

    “Un giorno le tue certezze cadranno ai piedi della tua coscienza!”
    Any Good Reason

  3. nibbio says:

    “Fratelli e sorelle, quali sono i vostri desideri? Sedersi in un drugstore, con lo sguardo perduto nel nulla, annoiato, bevendo un caffé senza sapore? Oppure, forse, farlo saltare o bruciarlo?”
    the angry brigade

    SCANDALIZZARE LA CULTURA DELL’APPARENZA
    questo è uno dei pezzi più belli ed interessanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi,
    è tutto giustissimo,anche come analisi antropologica dell’individuo odierno,l’unico principio deve essere l’azione finalizzata alla fine della cultura dello spettacolo..
    “Dalle nostre azioni, un giorno, i nostri figli, o i figli dei nostri figli, potranno sedere sorridenti sulle rovine del Vecchio Mondo. Inizierà allora una nuova Era, fondata sull’ eguaglianza, sul rispetto, sulla fratellanza e sulla libertà.”

    complimenti all’autore del testo!

  4. nibbio says:

    “Fratelli e sorelle, quali sono i vostri desideri? Sedersi in un drugstore, con lo sguardo perduto nel nulla, annoiato, bevendo un caffé senza sapore? Oppure, forse, farlo saltare o bruciarlo?”
    the angry brigade

    SCANDALIZZARE LA CULTURA DELL’APPARENZA
    questo è uno dei pezzi più belli ed interessanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi,
    è tutto giustissimo,anche come analisi antropologica dell’individuo odierno,l’unico principio deve essere l’azione finalizzata alla fine della cultura dello spettacolo..
    “Dalle nostre azioni, un giorno, i nostri figli, o i figli dei nostri figli, potranno sedere sorridenti sulle rovine del Vecchio Mondo. Inizierà allora una nuova Era, fondata sull’ eguaglianza, sul rispetto, sulla fratellanza e sulla libertà.”

    complimenti all’autore del testo!

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