Commento apparso su Italia.indymedia.org in seguito al bombardamento mediatico sulla morte del contractor Quattrocchi ma che ci sembra ancora molto attuale. La guerra non è finita e sul lavoro si continua a morire.
Vi faccio vedere come muore un italiano:
muore in piazza ucciso da un carabiniere suo coetaneo, muore in strada accoltellato da qualche residuo fascista, muore in carcere a Livorno pestato dai secondini, muore a Ferrara soffocato durante un “normale controllo di polizia”,muore “tragicamente” cadendo dal quarto piano della questura di Milano, muore in una stazione o in una piazza ucciso da una bomba (Bologna, Brescia, Milano..)
muore di freddo nelle case popolari a Cremona perché la sua misera pensione d'invalidità sul lavoro (360 euro) non gli permette di pagare il gas e la luce e loro bloccano immediatamente la fornitura, muore 1000 volte all’anno nei cantieri edili dove magari lavora pure in nero, muore nelle aziende in cui è assunto con contratto precario e non adeguatamente formato... (Continua)
La valle degli elfi è una comune(o
ecovillaggio) nata negli anni ’80 sugli appennini toscoemiliani tra
Pistoia e Bologna a quasi 1000m di altezza. Inizialmente è nata con
l’occupazione di case e ruderi abbandonati in mezzo ai boschi, che sono
poi stati risistemati.
Adesso ci sono una dozzina di villaggi di cui alcuni hanno raggiunto
degli accordi con la comunità montana con un affitto simbolico e altri
sono stati lasciati dai proprietari in quanto difficili da raggiungere
e stavano cadendo a pezzi.
In valle degli elfi si tende all’autosostenatamento alimentare, si vive
in armonia con la natura e al di fuori delle logiche capitalistiche.
Per quello che non si riesce a produrre e per i lavori di sistemazione
c’è una cassa comune derivante dalla vendita di pizze a varie
feste(rototom,…)
Vivono lì 150-200 persone più molte altre che vanno e vengono. Sono
aperti alle visite e a conoscere ed ospitare persone, basta che si vada
lì con spirito di scambio culturale e li si aiuti nei lavori quotidiani
e non con fare turistico.
Sono riusciti anche a costruire una scuola elementare riconosciuta con maestri interni, frequentata dai tanti bambini nati lì.
Hanno pannelli fotovoltaici per l’elettricità, sono collegati a delle fonti per l’acqua e usano stufe e forni a legno.
"La valle degli elfi" di Mario Cecchi
COS’E’ SPUTNIK
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CHI è SPUTNIK
Sputnik è il tuo “compagno di viaggio”.
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Sputnik non è appartenenza, è collaborazione.
Per partecipare non servono ne soldi ne la tessera d'iscrizione, solo tante idee.
Sputnik è tuo.
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A COSA SERVE SPUTNIK
Sputnik si pone come primo obiettivo quello di diventare un riferimento per studenti, lavoratori, artisti, giovani e meno giovani, accomunati dal bisogno di esprimersi liberamente, di fare conoscere le proprie potenzialità, di divulgare i propri pensieri.
Ognuno di noi potrà rendere grande questa operazione, dando il proprio contributo in base alla disponibilità. (Continua)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia, soggetto e sceneggiatura: Lars von Trier
Fotografia: Robby Muller
Scenografia: Karl Juliusson
Costumi: Manon Rasmussen
Montaggio: Anders Refn (Danimarca, 1996)
Durata: 158'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED.Distribuzione home video: BMG
PERSONAGGI E INTERPRETI Bess: Emily Watson Dodo: Katrin Cartlidge Janne: Stellan Skarsgard Terry: Jean-Marc Barr Comandante del peschereccio: Udo Kier Il ministro: Jonathan Hackett La madre di Bess: Sandra Voe
Una testimonianza di alcuni partecipanti dell'occupazione dell'ex tessitura di via pannilani (8 - 14 aprile 2006) redatto in seguito allo sgombero con la volontà di analizzare criticamente la bella ma controversa esperienza dell'occupazione. Nonostante sia stato scritto a poche settimane dallo sgombero, non è mai stato diffuso.
Autogestione è: “saper portare avanti progetti senza sovradeterminazione o imposizione alcuna”, in altre parole saper mantenere un rapporto di totale orizzontalità all’interno di qualunque iniziativa.
Cercheremo di analizzare brevemente alcune caratteristiche e i limiti dell’occupazione di via Pannilani, partendo da ciò che ha caratterizzato maggiormente quest’esperienza: lo spontaneismo.
In una settimana di occupazione, complice il fatto che era un’esperienza totalmente nuova per la maggioranza di noi, ognuno ha fatto la sua parte spontaneamente, affrontando in una sola volta i problemi riscontrabili in una situazione precaria come la nostra. È stato fatto tanto, ognuno di noi si sarà sentito particolarmente coinvolto e in seguito appagato e soddisfatto del proprio lavoro, svolto senza vincoli o regole o imposizioni, valorizzando le proprie attitudini e le proprie passioni.
In una sola settimana è stato trasformata una tessitura abbandonata in un luogo accogliente e ospitale.
Sono emersi però molti limiti, primo tra tutti la mancanza di organizzazione e di una logica nell’affrontare le problematiche, sia per quanto riguarda la ristrutturazione e la suddivisione del lavoro, sia per portare avanti scelte collettive, (perdonabile, dato che era la prima volta che si lavorava tutti insieme) che ha contribuito allo sgombero la settimana seguente. (Continua)
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